Maria Giovanna Nocera, Premio Marietta 2018

Bonetti Nocera MezzanotteDipendente pubblica, con il sacro fuoco dei fornelli. All’anagrafe Maria Giovanna Nocera, 53 anni, arriva da Agrigento: è lei la vincitrice del Premio Marietta. La sua ricetta, Non solo minestra di tinniruma, ha sbaragliato i sei finalisti e conquistato i mille euro messi in palio di Conad. A premiarla Mario Mezzanotte, sempre di Conad, che oltre all’assegno, ha consegnato 5 kg di pasta a tutti i finalisti. “La giuria all’unanimità premia la ricetta di Maria Giovanna Nocera per l’uso dei prodotti dell’eccellenza e della tradizione, per l’originalità, per la passione per la propria terra d’origine”, ha detto Verdiana Gordini presidente della giuria, leggendo la motivazione.

“Per noi il cibo è cultura – ha affermato Mezzanotte durante la premiazione – Tutte le persone possono sentirsi Mariette e arricchire il nostro patrimonio gastronomico. Per questo Conad sostiene questa iniziativa”.

Molto emozionata la vincitrice: “Ho inviato la ricetta quando mancavano quattro giorni alla scadenza, su insistenza di mio nipote. L’ho fatta ‘testare’ ai miei familiari, mi hanno detto che poteva andare e così mi sono buttata. Francamente non avrei mai pensato di vincere. Diciamo che sono nata in cucina, stavo sempre con mia madre ai fornelli. Con lei ho imparato cosa significa la tradizione, il prodotto, la semplicità della cucina domestica, quella che in fondo è il cuore dell’Artusi”.

Nel corso della serata Giovanna Leardini del Lions ha premiato Agata Caldarera di Giarre (Catania) nella sezione dedicata al centenario del sodalizio.

Ricetta: “Non solo minestra di tinniruma”

Ingredienti (per 5 persone):

• 2 mazzi di tenerumi
• 6 pomodori ciliegini
• un quarto di cipolla bianca e uno spicchio di aglio
• olio extra vergine di oliva (4 cucchiai + 5 per il pane)
• sale q.b.
• Pepe
• 250 gr gamberetti
• 3 acciughe sott’olio
• 450 gr di pasta fresca (pasta cu u busu)
• 1/2 bicchiere di vino bianco
• 100 gr di pane atturratu

Per la pasta:
• 350 gr di farina tumminia
• Acqua q.b.
• Sale q.b.

Preparazione:
In una terrina mettiamo la farina facendo una piccola conca al centro, aggiungiamo due pizzichi di sale e cominciamo piano piano ad aggiungere acqua fredda e a mescolare fino ad ottenere una consistenza liscia e morbida.

A questo punto, formare delle piccole palline di pasta e allungarle per circa 10 cm. Infine, avvolgerle la pasta in uno stecco di legno (u busu) e lavorarla qualche istante in modo da ottenere la classica forma a spirale. Estrarre la pasta dal buso e metterla da parte. Procedere in questo modo fino ad ottenere la quantità di pasta desiderata.

Preparazione del pane atturratu:
Prendere il pangrattato, metterlo in una padella media con 5 cucchiai di olio e far abbrustolire.

Preparazione del condimento:
Pulire il tenerume eliminando le parti più dure e danneggiate, lavarlo e, dopo averlo tagliato a pezzettini, metterlo da parte. Pulire i gamberetti, facendo attenzione a togliere il filo nero sul dorso, sciacquarli e metterli da parte.

In una padella grande e con i bordi alti, mettere l’ olio, farlo riscaldare e aggiungere la cipolla e l’aglio tritati; dopo averli fatti imbiondire leggermente, aggiungere le acciughe, facendole sciogliere aiutandosi con un mestolo di legno. A questo punto, unire i gamberetti e saltarli, aggiungere il vino, il pomodoro ciliegino a pezzetti e il tenerume, salare secondo il proprio gusto e far cuocere a fuoco lento con il coperchio. Nel frattempo mettiamo in un tegame abbondante acqua per la cottura della pasta. Non appena l’acqua avrà raggiunto il bollore, aggiungere il sale(q.b.) e la pasta, facendola cuocere per circa 2 minuti. Trascorsi 2 minuti, scoliamo la pasta e la trasferiamo nella padella con il condimento aggiungendo un mestolo di brodo della sua stessa cottura; far cuocere per altri 2 minuti.

Serviamo in un piatto bianco con una spolverata di pane atturratu.
Glossario

Busu:piccola canna di legno, attrezzo con cui tradizionalmente si preparano le busiate “formato do pasta elicoidale tipica del trapanese”.

Cavati(pl.): formato di pasta della tradizione siciliana. I cavati , detti anche cavateddi nel loro formato più piccolo, sono chiamati così per la loro forma.

Macco: pietanza a base di fave secche ridotte a crema: è un piatto dalla storia antica, che nacse in provincia di Agrigento, a Raffadali, paese conosciuto come “u paisi du maccu” ossia “il paese del macco”.

Pane Artturratu: pan grattato abbrustolito, tostato.

Tinniruma (pl.): parola del dialetto siciliano con cui si indicano le foglie e i tralci della zucchina lunga, una varietà di zucchina coltivata in Sicilia che si raccoglie in estate. U tinnirumi è dunque un prodotto di “csarto”, ma da sempre apprezzato in Sicilia tanto da divenire protagonista indiscusso di molte ricette estive.

Tumminia:grano duro integrale biologico prodotto in Sicilia.

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